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I Carabinieri Reali nella Campagna di Spagna (1936-1939) Con lo scoppio della Guerra Civile spagnola, nell’ottobre del 1936, il governo di Benito Mussolini affidò al generale Mario Roatta, capo del SIM (Servizio Informazioni Militari), il compito di organizzare un contingente di volontari italiani destinati a operare a fianco delle forze nazionaliste guidate dal generale Francisco Franco. Per l’attuazione dell’operazione, Roatta si avvalse della collaborazione del colonnello dei Carabinieri Reali Giuseppe Pièche, 1 allora responsabile della III Sezione “Controspionaggio”. La missione, condotta in modo riservato, prevedeva la formazione di un contingente di Truppe Volontarie che, almeno inizialmente, sarebbe stato formalmente assorbito nella Legione Straniera spagnola (Tercio Extranjero). Tale espediente consentiva di aggirare i controlli imposti dal “Patto di non intervento”, sottoscritto da 27 Paesi, evitando di attribuire all’Italia una partecipazione ufficiale e diretta al conflitto. Il primo nucleo dei Carabinieri Reali inviato in Spagna non superava le 350 unità, numero che salì a circa 500 dopo la disastrosa battaglia di Guadalajara 2 . Il contingente fu articolato in tre Sezioni e in una Compagnia, a sua volta suddivisa in ulteriori Sezioni, così da rispondere alle esigenze operative e di mobilità del Corpo Truppe Volontarie (CTV), che nel frattempo aveva acquisito una propria autonomia di comando. In una fase iniziale, i Carabinieri indossavano una divisa color kaki di foggia spagnola, sulla quale spiccavano però gli alamari d’argento bordati di rosso, chiaro segno distintivo dell’Arma 3 . La popolazione locale, tuttavia, tendeva spesso a confonderli con i “Carabineros”, le guardie doganali rimaste fedeli alla Repubblica, mentre la Guardia Civil istituzione molto simile per ordinamento e funzioni all’Arma dei Carabinieri 4 si schierò quasi completamente con i nazionalisti. Tra Carabinieri Reali e Guardia Civil si instaurò fin da subito un rapporto di profonda collaborazione e reciproca stima. Entrambe le istituzioni condividevano un forte senso della disciplina, della lealtà e una presenza capillare sul territorio, che consentiva un contatto diretto e quotidiano con la popolazione. Non era raro, nelle retrovie, vedere reparti della Guardia Civil operare sotto il coordinamento delle Sezioni dei Carabinieri istituite presso le Divisioni del CTV, cooperando fianco a fianco in delicati servizi di sicurezza e ordine pubblico. Le caserme della Guardia Civil chiamate “cuarteles” divennero spesso luoghi di accoglienza per i militari italiani, in un clima di autentica fraternità d’armi. I compiti assegnati ai Carabinieri Reali andavano ben oltre quelli tradizionali di Polizia Militare. Essi erano responsabili, tra l’altro, della scorta ai convogli di rifornimento lungo una rete stradale e ferroviaria notoriamente carente. Le poche arterie di comunicazione disponibili dovevano essere utilizzate contemporaneamente dai mezzi sanitari impegnati nel trasporto dei feriti e dalle colonne militari cariche di uomini e materiali. In questo contesto, la sicurezza stradale divenne un elemento cruciale, soprattutto durante le fasi più concitate dei combattimenti, quando la confusione e la mancanza di comunicazioni rischiavano di compromettere le operazioni. Sotto i bombardamenti dell’artiglieria e dell’aviazione repubblicana, il panico poteva avere effetti devastanti. Accelerare per sfuggire alle granate spesso significava esporsi a pericoli ancora maggiori. In tali circostanze, non era raro vedere i Carabinieri Reali mantenere posti di blocco e sbarramenti ai crocevia, segnalando i pericoli e indicando deviazioni sicure, spesso sotto il fuoco nemico. Accadeva talvolta che il militare inviato per il cambio trovasse il proprio commilitone gravemente ferito o mortalmente colpito dalle schegge. Il giornalista Luigi Barzini, inviato di guerra nel 1938, descrisse così la presenza dei Carabinieri al fronte: «Nelle zone solitarie, presso il fronte, dove non si era mai sicuri di aver preso la buona strada e di non essere capitati in territorio nemico, la vista di un carabiniere di guardia, tranquillo e solo, era di gran conforto.» E ancora: «il carabiniere è protezione, soccorso, ordine, consiglio, esempio, quasi sempre solo, sufficiente ed indispensabile. Nelle trincee, sui sentieri di approccio alle posizioni, presso i comandi, lungo le strade, fino alle basi, ovunque, era un rado punteggiamento di carabinieri immobili e pronti, messi ad interdire o facilitare il passaggio.» Gli episodi di eroismo non mancarono, così come non mancarono i caduti e i feriti. Il bilancio per l’Arma dei Carabinieri nella Campagna di Spagna fu di 9 morti e 33 feriti. Furono conferite 9 Medaglie d’Argento al Valor Militare, 33 Medaglie di Bronzo, 136 Croci al Valor Militare e 32 promozioni per merito di guerra. Emblematico l’episodio avvenuto nell’agosto del 1938 a Soncillo, nei pressi di Santander. Durante un violento bombardamento repubblicano, i carabinieri Carlo Bonifacino e Beniamino Proietti si fermarono nella piazza colpita dalle granate per regolare il traffico delle colonne di autocarri. Una granata esplose improvvisamente davanti a loro: Bonifacino morì sul colpo, mentre Proietti, gravemente ferito a una gamba, si spense pochi giorni dopo in ospedale. Le sue spoglie riposano oggi nel Sacrario Militare Italiano di Saragozza 5 . Altri Carabinieri persero la vita in servizio, spesso a causa di incidenti stradali durante le estenuanti missioni di scorta. Oltre a Bonifacino e Proietti, caddero: Giuseppe Grasselli, morto a Burgos il 17 maggio 1937; Salvatore Giallara, deceduto a Vitoria per un colpo partito accidentalmente; Giuseppe Silvestrini, investito da un autocarro militare a Quintanillas; Pietro Briatore, caduto ad Alcañiz per ferite da schegge; Demos Simonazzi, ucciso dallo scoppio di una granata sempre ad Alcañiz; Vittorio Giannini, morto in combattimento ad Aldover; Donato De Felice, deceduto a Granyena il 28 dicembre 1938 6 . Anche in prima linea i Carabinieri Reali si distinsero, combattendo spesso a fianco delle unità del CTV. Particolarmente rilevante fu il loro contributo nella gestione dei prigionieri di guerra. Durante l occupazione di Santander, l’improvvisa resa di circa 25.000 soldati repubblicani colse il CTV impreparato: mancavano strutture di detenzione, l’acqua era stata interrotta da sabotaggi e i viveri scarseggiavano. Una piccola guarnigione composta da quattro ufficiali e una trentina di Carabinieri riuscì tuttavia a disarmare e smistare tutti i prigionieri in campi provvisori, affidandone la sorveglianza alle milizie. In pochi giorni furono ripristinate le condutture idriche, distribuiti pasti caldi e allestito un ospedale da campo. Dieci giorni dopo, l’esercito regolare spagnolo ricevette in consegna una situazione ormai stabilizzata, frutto di un’autentica prova di efficienza organizzativa 7 . La presenza dell’Arma fu determinante anche nei territori conquistati, contribuendo a contenere episodi di vendetta e repressione sommaria. Tuttavia, una volta trasferito il controllo alle autorità nazionaliste, non sempre fu possibile evitare fucilazioni e violenze operate dai tribunali militari d’occupazione. Con la resa di Madrid, il 31 marzo 1939, il contingente italiano del CTV e i Carabinieri Reali furono rimpatriati. Molti ricevettero decorazioni dal governo della “Nuova Spagna”, ma la storia avrebbe presto cambiato direzione: dopo il 1943, quegli stessi militari avrebbero raccontato le loro vicende non più da vincitori, ma da sconfitti. Oggi, a distanza di decenni, la Guerra Civile spagnola resta una ferita complessa nella memoria collettiva. La Spagna democratica fatica ancora a confrontarsi serenamente con quel passato, ma la conoscenza storica rimane un dovere, soprattutto per le nuove generazioni. Tutti i caduti di quel conflitto fratricida combatterono per ideali diversi, spesso in modo cieco, ma contribuirono, nel bene e nel male, alla costruzione di una stessa Patria. Al Sacrario Militare Italiano di Saragozza, dove riposano i caduti della Guerra di Spagna di entrambi gli schieramenti, oggi non giungono più testimoni che “ricordano”, ma persone che chiedono di sapere. Conoscere, oggi, significa non dimenticare: accettare che nella diversità delle idee si debbano sempre cercare soluzioni pacifiche, nel rispetto delle regole e della convivenza tra i popoli. Riposino in pace tutti i nostri italiani caduti in terra di Spagna, che ora si trovano uniti e fratelli davanti al cospetto del Padre, Signore nei cieli. Articolo del Sottotenente Pil. (rc) Giuseppe Coviello Commissario Straordinario A.N.C. - Spagna 1 Il generale Giuseppe Pièche fu il primo Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri nell’Italia uscita dall’esperienza del regime fascista, chiamato a guidare l’Istituzione in uno dei momenti più drammatici e complessi della sua storia. All’indomani dell’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 e della conseguente proclamazione del cosiddetto Regno del Sud, il governo provvisorio guidato dal maresciallo Pietro Badoglio e la Famiglia Reale ripararono a Brindisi, nei territori dell’Italia meridionale ormai sottratti al controllo delle forze nazi-fasciste. In tale contesto di emergenza istituzionale e militare, il 12 settembre 1943 venne costituito il Comando dei Carabinieri Reali dell’Italia Meridionale, posto alle dipendenze del colonnello Romano Dalla Chiesa, padre del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia nel settembre 1982. Con l’avanzata delle forze alleate in Puglia, fu successivamente istituito a Bari il Comando dell’Arma dei Carabinieri Reali dell’Italia Liberata, affidato al vice comandante Giuseppe Pièche, che assunse di fatto la guida dell’Arma in una fase segnata dalla disgregazione dello Stato, dall’occupazione tedesca di gran parte del territorio nazionale e dalla necessità di ricostruire un’autorità legittima. A Pièche si deve l’iniziativa di affidare al tenente colonnello Marco Bianco la lettura di un fondamentale messaggio radiofonico, rivolto ai carabinieri rimasti nelle zone occupate. In esso si esortavano i militari dell’Arma a opporre una resistenza attiva alle truppe tedesche, pur raccomandando la massima prudenza per evitare di esporre la popolazione civile alle brutali e tristemente note rappresaglie nazi-fasciste. In quel periodo oscuro e lacerante, numerosi carabinieri offrirono la propria vita in un supremo sacrificio patriottico. Tra essi il vice brigadiere Salvo D’Acquisto, i carabinieri di Fiesole Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e Vittorio Marandola, nonché i dodici militari dell’Arma trucidati alle Fosse Ardeatine, simboli di una fedeltà allo Stato e al dovere spinta fino all’estremo sacrificio. Il 20 luglio 1944, a seguito delle dimissioni di Badoglio e del conferimento dell’incarico di Presidente del Consiglio e Governatore Provvisorio del Regno d’Italia a Ivanoe Bonomi, il generale Giuseppe Pièche venne ufficialmente confermato Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, consolidando il ruolo dell’Istituzione quale presidio di legalità, continuità dello Stato e riferimento morale in una Nazione ancora profondamente segnata dalla guerra e dalla divisione. 2 Javier Rodrigo, La Guerra fascista, Alianza Editorial,Madrid, 2016, pag.143-145. 3 I Carabinieri Reali in Spagna, Generale G. Piéche, Rivista dei Carabinieri Reali” Nr. 4 lug-ago 1940. 4 Nel 1844, regnando di Isabella II di Spagna, fu creato il Cuerpo de la Guardia Civil alla cui organizzazione contribuirono degli Ufficali superiori dei Carabinieri reali inviati da Torino. Nella stesura della “Cartilla de la Guardia Civil”, un vero e proprio codice morale deontologico del Corpo Militare, si possono rilevare numerosissime somiglianze con il Regolamento Generale dei Carabinieri stilata nel 1822. 5 I Carabinieri Reali in Spagna, Generale G. Piéche, Rivista dei Carabinieri Reali” Nr. 4 lug-ago 1940. 6 Dati forniti dal Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri - Roma. 7 Carabinieri Reali in Spagna, Generale G. Piéche, Rivista dei Carabinieri Reali” Nr. 4 lug-ago 1940 * Le fotografie della 6^ Sezione CC Reali, del Magg. CC. Roberto De Biagio a Santander e del Comandante della Guardia Civil di Logroño con dedica al Colonnello Giuseppe Piéche sono state gentilmente fornite dal Museo dell’Arma dei Carabinieri in Roma.
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I Carabinieri Reali nella Campagna di Spagna (1936-1939) Con lo scoppio della Guerra Civile spagnola, nell’ottobre del 1936, il governo di Benito Mussolini affidò al generale Mario Roatta, capo del SIM (Servizio Informazioni Militari), il compito di organizzare un contingente di volontari italiani destinati a operare a fianco delle forze nazionaliste guidate dal generale Francisco Franco. Per l’attuazione dell’operazione, Roatta si avvalse della collaborazione del colonnello dei Carabinieri Reali Giuseppe Pièche, 1 allora responsabile della III Sezione “Controspionaggio”. La missione, condotta in modo riservato, prevedeva la formazione di un contingente di Truppe Volontarie che, almeno inizialmente, sarebbe stato formalmente assorbito nella Legione Straniera spagnola (Tercio Extranjero). Tale espediente consentiva di aggirare i controlli imposti dal “Patto di non intervento”, sottoscritto da 27 Paesi, evitando di attribuire all’Italia una partecipazione ufficiale e diretta al conflitto. Il primo nucleo dei Carabinieri Reali inviato in Spagna non superava le 350 unità, numero che salì a circa 500 dopo la disastrosa battaglia di Guadalajara 2 . Il contingente fu articolato in tre Sezioni e in una Compagnia, a sua volta suddivisa in ulteriori Sezioni, così da rispondere alle esigenze operative e di mobilità del Corpo Truppe Volontarie (CTV), che nel frattempo aveva acquisito una propria autonomia di comando. In una fase iniziale, i Carabinieri indossavano una divisa color kaki di foggia spagnola, sulla quale spiccavano però gli alamari d’argento bordati di rosso, chiaro segno distintivo dell’Arma 3 . La popolazione locale, tuttavia, tendeva spesso a confonderli con i “Carabineros”, le guardie doganali rimaste fedeli alla Repubblica, mentre la Guardia Civil istituzione molto simile per ordinamento e funzioni all’Arma dei Carabinieri 4 si schierò quasi completamente con i nazionalisti. Tra Carabinieri Reali e Guardia Civil si instaurò fin da subito un rapporto di profonda collaborazione e reciproca stima. Entrambe le istituzioni condividevano un forte senso della disciplina, della lealtà e una presenza capillare sul territorio, che consentiva un contatto diretto e quotidiano con la popolazione. Non era raro, nelle retrovie, vedere reparti della Guardia Civil operare sotto il coordinamento delle Sezioni dei Carabinieri istituite presso le Divisioni del CTV, cooperando fianco a fianco in delicati servizi di sicurezza e ordine pubblico. Le caserme della Guardia Civil chiamate “cuarteles” divennero spesso luoghi di accoglienza per i militari italiani, in un clima di autentica fraternità d’armi. I compiti assegnati ai Carabinieri Reali andavano ben oltre quelli tradizionali di Polizia Militare. Essi erano responsabili, tra l’altro, della scorta ai convogli di rifornimento lungo una rete stradale e ferroviaria notoriamente carente. Le poche arterie di comunicazione disponibili dovevano essere utilizzate contemporaneamente dai mezzi sanitari impegnati nel trasporto dei feriti e dalle colonne militari cariche di uomini e materiali. In questo contesto, la sicurezza stradale divenne un elemento cruciale, soprattutto durante le fasi più concitate dei combattimenti, quando la confusione e la mancanza di comunicazioni rischiavano di compromettere le operazioni. Sotto i bombardamenti dell’artiglieria e dell’aviazione repubblicana, il panico poteva avere effetti devastanti. Accelerare per sfuggire alle granate spesso significava esporsi a pericoli ancora maggiori. In tali circostanze, non era raro vedere i Carabinieri Reali mantenere posti di blocco e sbarramenti ai crocevia, segnalando i pericoli e indicando deviazioni sicure, spesso sotto il fuoco nemico. Accadeva talvolta che il militare inviato per il cambio trovasse il proprio commilitone gravemente ferito o mortalmente colpito dalle schegge. Il giornalista Luigi Barzini, inviato di guerra nel 1938, descrisse così la presenza dei Carabinieri al fronte: «Nelle zone solitarie, presso il fronte, dove non si era mai sicuri di aver preso la buona strada e di non essere capitati in territorio nemico, la vista di un carabiniere di guardia, tranquillo e solo, era di gran conforto.» E ancora: «il carabiniere è protezione, soccorso, ordine, consiglio, esempio, quasi sempre solo, sufficiente ed indispensabile. Nelle trincee, sui sentieri di approccio alle posizioni, presso i comandi, lungo le strade, fino alle basi, ovunque, era un rado punteggiamento di carabinieri immobili e pronti, messi ad interdire o facilitare il passaggio.» Gli episodi di eroismo non mancarono, così come non mancarono i caduti e i feriti. Il bilancio per l’Arma dei Carabinieri nella Campagna di Spagna fu di 9 morti e 33 feriti. Furono conferite 9 Medaglie d’Argento al Valor Militare, 33 Medaglie di Bronzo, 136 Croci al Valor Militare e 32 promozioni per merito di guerra. Emblematico l’episodio avvenuto nell’agosto del 1938 a Soncillo, nei pressi di Santander. Durante un violento bombardamento repubblicano, i carabinieri Carlo Bonifacino e Beniamino Proietti si fermarono nella piazza colpita dalle granate per regolare il traffico delle colonne di autocarri. Una granata esplose improvvisamente davanti a loro: Bonifacino morì sul colpo, mentre Proietti, gravemente ferito a una gamba, si spense pochi giorni dopo in ospedale. Le sue spoglie riposano oggi nel Sacrario Militare Italiano di Saragozza 5 . Altri Carabinieri persero la vita in servizio, spesso a causa di incidenti stradali durante le estenuanti missioni di scorta. Oltre a Bonifacino e Proietti, caddero: Giuseppe Grasselli, morto a Burgos il 17 maggio 1937; Salvatore Giallara, deceduto a Vitoria per un colpo partito accidentalmente; Giuseppe Silvestrini, investito da un autocarro militare a Quintanillas; Pietro Briatore, caduto ad Alcañiz per ferite da schegge; Demos Simonazzi, ucciso dallo scoppio di una granata sempre ad Alcañiz; Vittorio Giannini, morto in combattimento ad Aldover; Donato De Felice, deceduto a Granyena il 28 dicembre 1938 6 . Anche in prima linea i Carabinieri Reali si distinsero, combattendo spesso a fianco delle unità del CTV. Particolarmente rilevante fu il loro contributo nella gestione dei prigionieri di guerra. Durante l occupazione di Santander, l’improvvisa resa di circa 25.000 soldati repubblicani colse il CTV impreparato: mancavano strutture di detenzione, l’acqua era stata interrotta da sabotaggi e i viveri scarseggiavano. Una piccola guarnigione composta da quattro ufficiali e una trentina di Carabinieri riuscì tuttavia a disarmare e smistare tutti i prigionieri in campi provvisori, affidandone la sorveglianza alle milizie. In pochi giorni furono ripristinate le condutture idriche, distribuiti pasti caldi e allestito un ospedale da campo. Dieci giorni dopo, l’esercito regolare spagnolo ricevette in consegna una situazione ormai stabilizzata, frutto di un’autentica prova di efficienza organizzativa 7 . La presenza dell’Arma fu determinante anche nei territori conquistati, contribuendo a contenere episodi di vendetta e repressione sommaria. Tuttavia, una volta trasferito il controllo alle autorità nazionaliste, non sempre fu possibile evitare fucilazioni e violenze operate dai tribunali militari d’occupazione. Con la resa di Madrid, il 31 marzo 1939, il contingente italiano del CTV e i Carabinieri Reali furono rimpatriati. Molti ricevettero decorazioni dal governo della “Nuova Spagna”, ma la storia avrebbe presto cambiato direzione: dopo il 1943, quegli stessi militari avrebbero raccontato le loro vicende non più da vincitori, ma da sconfitti. Oggi, a distanza di decenni, la Guerra Civile spagnola resta una ferita complessa nella memoria collettiva. La Spagna democratica fatica ancora a confrontarsi serenamente con quel passato, ma la conoscenza storica rimane un dovere, soprattutto per le nuove generazioni. Tutti i caduti di quel conflitto fratricida combatterono per ideali diversi, spesso in modo cieco, ma contribuirono, nel bene e nel male, alla costruzione di una stessa Patria. Al Sacrario Militare Italiano di Saragozza, dove riposano i caduti della Guerra di Spagna di entrambi gli schieramenti, oggi non giungono più testimoni che “ricordano”, ma persone che chiedono di sapere. Conoscere, oggi, significa non dimenticare: accettare che nella diversità delle idee si debbano sempre cercare soluzioni pacifiche, nel rispetto delle regole e della convivenza tra i popoli. Riposino in pace tutti i nostri italiani caduti in terra di Spagna, che ora si trovano uniti e fratelli davanti al cospetto del Padre, Signore nei cieli. Articolo del Sottotenente Pil. (rc) Giuseppe Coviello Commissario Straordinario A.N.C. - Spagna 1 Il generale Giuseppe Pièche fu il primo Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri nell’Italia uscita dall’esperienza del regime fascista, chiamato a guidare l’Istituzione in uno dei momenti più drammatici e complessi della sua storia. All’indomani dell’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943 e della conseguente proclamazione del cosiddetto Regno del Sud, il governo provvisorio guidato dal maresciallo Pietro Badoglio e la Famiglia Reale ripararono a Brindisi, nei territori dell’Italia meridionale ormai sottratti al controllo delle forze nazi-fasciste. In tale contesto di emergenza istituzionale e militare, il 12 settembre 1943 venne costituito il Comando dei Carabinieri Reali dell’Italia Meridionale, posto alle dipendenze del colonnello Romano Dalla Chiesa, padre del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, assassinato dalla mafia nel settembre 1982. Con l’avanzata delle forze alleate in Puglia, fu successivamente istituito a Bari il Comando dell’Arma dei Carabinieri Reali dell’Italia Liberata, affidato al vice comandante Giuseppe Pièche, che assunse di fatto la guida dell’Arma in una fase segnata dalla disgregazione dello Stato, dall’occupazione tedesca di gran parte del territorio nazionale e dalla necessità di ricostruire un’autorità legittima. A Pièche si deve l’iniziativa di affidare al tenente colonnello Marco Bianco la lettura di un fondamentale messaggio radiofonico, rivolto ai carabinieri rimasti nelle zone occupate. In esso si esortavano i militari dell’Arma a opporre una resistenza attiva alle truppe tedesche, pur raccomandando la massima prudenza per evitare di esporre la popolazione civile alle brutali e tristemente note rappresaglie nazi- fasciste. In quel periodo oscuro e lacerante, numerosi carabinieri offrirono la propria vita in un supremo sacrificio patriottico. Tra essi il vice brigadiere Salvo D’Acquisto, i carabinieri di Fiesole Alberto La Rocca, Fulvio Sbarretti e Vittorio Marandola, nonché i dodici militari dell’Arma trucidati alle Fosse Ardeatine, simboli di una fedeltà allo Stato e al dovere spinta fino all’estremo sacrificio. Il 20 luglio 1944, a seguito delle dimissioni di Badoglio e del conferimento dell’incarico di Presidente del Consiglio e Governatore Provvisorio del Regno d’Italia a Ivanoe Bonomi, il generale Giuseppe Pièche venne ufficialmente confermato Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, consolidando il ruolo dell’Istituzione quale presidio di legalità, continuità dello Stato e riferimento morale in una Nazione ancora profondamente segnata dalla guerra e dalla divisione. 2 Javier Rodrigo, La Guerra fascista, Alianza Editorial,Madrid, 2016, pag.143-145. 3 I Carabinieri Reali in Spagna, Generale G. Piéche, Rivista dei Carabinieri Reali” Nr. 4 lug-ago 1940. 4 Nel 1844, regnando di Isabella II di Spagna, fu creato il Cuerpo de la Guardia Civil alla cui organizzazione contribuirono degli Ufficali superiori dei Carabinieri reali inviati da Torino. Nella stesura della “Cartilla de la Guardia Civil”, un vero e proprio codice morale deontologico del Corpo Militare, si possono rilevare numerosissime somiglianze con il Regolamento Generale dei Carabinieri stilata nel 1822. 5 I Carabinieri Reali in Spagna, Generale G. Piéche, Rivista dei Carabinieri Reali” Nr. 4 lug-ago 1940. 6 Dati forniti dal Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri - Roma. 7 Carabinieri Reali in Spagna, Generale G. Piéche, Rivista dei Carabinieri Reali” Nr. 4 lug-ago 1940 * Le fotografie della 6^ Sezione CC Reali, del Magg. CC. Roberto De Biagio a Santander e del Comandante della Guardia Civil di Logroño con dedica al Colonnello Giuseppe Piéche sono state gentilmente fornite dal Museo dell’Arma dei Carabinieri in Roma.
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